Maria Nella Bottega D'Un Falegname [Fabrizio De André; Arrangiamenti di Giampiero Reverberi; Orchestra e coro "I Musical" diretti da Giampiero Reverberi; Tecnici del suono: Walter Patergnani (Ricordi), Mario Carulli (Fonorama) e Plinio Chiesa (Fonit-Cetra)] (Maria) -Falegname col martello perché fai "den den"? con la pialla su quel legno perché fai "fren fren"? costruisci le stampelle per chi in guerra andò? dalla Nubia sulle mani a casa ritornò?- (Il falegname) -Mio martello non colpisce, pialla mia non taglia per foggiare gambe nuove a chi le offrì in battaglia, ma tre croci due per chi disertò per rubare, la più grande per chi guerra insegnò a disertare.- (La gente) -Alle tempie addormentate di questa città pulsa il cuore d'un martello, quando smetterà? Falegname, su quel legno, quanti colpi ormai, quanto ancora con la pialla lo assottiglierai?- (Maria) -Alle piaghe, alle ferite che sul legno fai, falegname, su quei tagli manca il sangue, ormai, perché spieghino da soli, con le loro voci, quali volti sbiancheranno sopra le tue croci.- (Il falegname) -Questi ceppi che han portato perché il mio sudore li trasformi nell'immagine di tre dolori, vedran lacrime di Dimaco [I nomi dei ladroni variano da vangelo a vangelo (Dimaco, Tito, Disma, Gesta). Tito è il ladrone buono nel vangelo arabo dell'infanzia] e di Tito al ciglio il più grande che tu guardi abbraccerà tuo figlio.- (La gente) -Dalla strada alla montagna sale il tuo "den den" ogni valle di Giordania impara il tuo "fren fren"; qualche gruppo di dolore muove il passo inquieto, altri aspettan di far bere a quelle seti aceto.